Muvias - Museo Virtuale Anas

Cantonieri e Case Cantoniere

Cantonieri della AASS al lavoro sulla Via Cassia (Archivio storico Anas)
Cantoniere della AASS sulla strada statale 79 Ternana (Archivio storico Anas)
Casa Cantoniera al km 48 della SS2 “Via Cassia” (Archivio storico Anas)
Casa cantoniera AASS sulla SS51 "Alemagna", anni ‘30 (Archivio storico Anas)
Casa cantoniera AASS al km 50 della SS100 "Gioia del Colle", Puglia (Archivio storico Anas)
 Lombardia, SS45 bis, casa cantoniera di Limone sul Garda (Archivio storico Anas)
Casa Cantoniera Anas al km 107 della SS64 "Porrettana", Emilia Romagna (Archivio storico Anas)
Cantoniere Anas impegnato nella gestione della viabilità, 2015(Archivio storico Anas)
Locandina della mostra “Palazzo Regale”, progetto artistico di Josef Boeuys per il Museo di Capodimonte (Napoli, 23 dicembre 1985 – 30 marzo 1986). Fonte: raum-fuer-bilder.de
Progetto di riqualificazione case cantoniere: rendering immobile di Altamura

Nel 1820 fu affidato all’ingegnere Giovanni Antonio Carbonazzi (Felizzano, 1808–1867) l’incarico di terminare la Grande Strada Reale tra Cagliari e Sassari, che fin da età romana aveva rappresentato una delle principali direttrici di collegamento fra il nord ed il sud dell’isola. Fu proprio lui che avvertì la necessità di istituire i cantonieri, figure preposte alla manutenzione stradale, mal sopportando lo stato di abbandono della viabilità isolana. Carbonazzi era solito affermare che “una strada senza cantonieri è come un ospedale senza medici”.

L’ingegnere, dopo ben quattro anni di raccolta di idee e progetti spesso respinti dalla burocrazia sabauda, riuscì nel suo intento istituendo il Corpo dei Cantonieri. In esso si organizzò l’attività degli operai salariati a cui veniva affidata la sorveglianza e la manutenzione di un tratto di strada chiamato cantone, che corrispondeva a circa 4-5 chilometri. Per essere nominati cantonieri bisognava essere cittadini del Regno di Sardegna, dotati di moralità, di sana e robusta costituzione, saper leggere e scrivere e non aver superato il 35° anno di età. Il Regio Decreto del 13 aprile 1830 confermò la rilevanza di questa figura professionale; lo stesso Re Carlo Felice (Torino, 1765 – 1831) si espresse positivamente sul lavoro fondamentale svolto dal nuovo corpo, durante il viaggio di inaugurazione della Strada Reale, che da allora prese il suo nome ed ancora oggi è denominata strada statale 131 “Carlo Felice”.

Con il Regio Decreto del 1830 si stabilì anche che i cantonieri dovessero alloggiare in case situate ai margini di ciascun cantone. Le Case cantoniere, tipicamente di colore rosso pompeiano, furono costruite parallelamente alla realizzazione delle infrastrutture stradali proprio come luogo da cui era possibile attivare un presidio costante per il controllo della circolazione e della sicurezza stradale. Nel sistema di manutenzione della rete viaria, rappresentavano – e lo sono ancora oggi – una peculiarità tutta italiana.

Ogni dimora era, generalmente, strutturata in due porzioni, ciascuna destinata a due diversi cantonieri e alle relative famiglie. Anche sulle reti ferroviarie venivano costruite delle case cantoniere che presero il nome di casello ferroviario.

All’interno delle case, i cantonieri custodivano i mezzi e le attrezzature utilizzati per espletare le operazioni di manutenzione delle strade e vi si riunivano per ragguagliarsi riguardo lo stato dei lavori, le criticità e così via. I cantonieri avevano speciali attrezzi da utilizzare, di cui erano diretti responsabili, e avevano in consegna un libretto di servizio dove annotare gli ordini e le osservazioni del Capo Cantoniere e dell’Ufficiale di Genio Civile. Era obbligatorio risiedere nelle case cantoniere, in prossimità del cantone, per svolgere il proprio servizio con immediatezza e diligenza.

Un inquadramento professionale adeguato dei Cantonieri si ebbe negli anni ‘20 con la nascita dell’Azienda Autonoma Statale della Strada (AASS). Nel 1929, il primo presidente dell’azienda, nonché Ministro ai lavori pubblici, stabilì le norme fondamentali per la buona gestione dei servizi tecnici riguardanti l’ordinaria manutenzione. Sempre negli stessi anni nacque il Corpo della Milizia Nazionale della Strada.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quasi l’80% del patrimonio stradale dello Stato andava ricostruito. L’AASS venne soppressa ma nel 1946 al suo posto fu istituita l’Azienda Nazionale Autonoma delle Strade Statali (ANAS) che manteneva un ricco bagaglio di esperienze sulla manutenzione delle strade grazie all’operato dei cantonieri.

Le loro competenze e le mansioni furono precisate con Decreto Legge 17 aprile 1948, n. 547 e, nel 1966, i Cantonieri diventarono Agenti giurati dello Stato, impiegati statali a tutti gli effetti.

L’epoca dei cantoni stradali durerà fino al 1981, quando la manutenzione e la sorveglianza delle strade saranno espletate attraverso i Centri e i Nuclei. Il 5 aprile 1982 entrò in vigore il Regolamento dei Cantonieri, che determinò il superamento del concetto stesso di cantone e una rimodulazione dell’incarico professionale. La diffusione dei mezzi di trasporto automobilistici portò progressivamente alla dismissione delle Case, non essendovi più la necessità di avere un presidio fisso, e ad istituire un’attività manutentoria da parte dei cantonieri espletata tramite l’impiego di squadre mobili provviste di personale e mezzi per spostarsi.

Negli anni più recenti il lavoro dei cantonieri ha continuato a garantire sicurezza e transitabilità sulle strade italiane. Contemporaneamente, molte case cantoniere hanno smesso di svolgere la loro funzione primaria mantenendo però il proprio fascino artistico. Infatti, sono state interpretate anche come un capolavoro di land art diffusa. L’artista tedesco Joseph Boeuys (Krefeld, 1921 – Düsseldorf, 1986), sensibile da sempre alle tematiche ecologiste, pochi anni prima della sua morte le ha portate al centro del suo più ambizioso progetto, destinato a svilupparsi nello spazio e nel tempo, che ha avuto come prima tappa la realizzazione di una grande mostra a Napoli, a Capodimonte. Il progetto si è poi interrotto a causa della prematura scomparsa dell’artista.

Oggi sono 1.244 le Case Cantoniere presenti sul suolo nazionale e per alcune di esse è previsto un piano di recupero e riqualificazione grazie a un accordo con il Ministero dei beni e delle attività culturali (Mibact), il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) e l’Agenzia del Demanio. Il piano è volto alla valorizzazione della memoria storica delle Case e del territorio circostante.