1990

La disgregazione della cortina di ferro

Conferenza stampa di George H. W. Bush e Mikhail Gorbaciov al Vertice di Helsinki, in Finlandia, il 9 settembre 1990
Conferenza stampa di George H. W. Bush e Mikhail Gorbaciov al Vertice di Helsinki, in Finlandia, il 9 settembre 1990

Con la fine del blocco sovietico e della stessa Unione Sovietica venne meno l’egemonia esercitata da questo nei confronti dei Paesi socialisti dell’Europa Orientale che, dal 1955, erano uniti nel Patto di Varsavia. 

Questo momento di vuoto di potere e di autodeterminazione ebbe effetti diversi ma portò a una situazione generalizzata di acquisizione d’indipendenza nei vari Paesi e a forti impulsi nazionalisti. Questo processo si evolvette nel corso degli anni ‘90 e alla sua conclusione la geografia dell’Europa dell’est risultò decisamente diversa da ciò che era stata dieci anni prima. 

Nel 1990, solo un anno dopo la caduta del Muro di Berlino, si disgregò la Jugoslavia, un Paese popolato da diverse etnie territoriali che solo il governo di Tito, nel secondo dopoguerra, era riuscito a tenere assieme.  

Tito restò a capo del governo jugoslavo fino alla morte, dopo la quale le tensioni etniche e religiose riemersero violentemente e la Jugoslavia, almeno così com’era durante il suo governo, si dissolse.

Le elezioni del 1990 portarono al potere diversi soggetti localmente legati a visioni etnocentriche e nazionalistiche. La guerra civile e conflitti secessionisti si protrassero per tutto il decennio, con risvolti duri e sanguinosi, e portarono, in pochi anni, al riconoscimento delle neonate repubbliche di Slovenia, Croazia, Montenegro, Serbia e Macedonia. 

Poco più tardi fu la volta della Cecoslovacchia, che a partire dal 1° gennaio 1993 si divise nella Repubblica Ceca e nello Stato di Slovacchia. Toccò quindi alle Repubbliche baltiche, Estonia, Lettonia e Lituania. Il tutto parallelamente alle nazioni tradizionali come Polonia e Ungheria che, pur non mutando i propri confini, iniziarono gradualmente il cammino verso un nuovo contesto geopolitico.